Scopri il nostro progetto fotografico "Diario di una nascita rispettata. ​PARTORIRE AL TEMPO DEL COVID-19".

PARTORIRE AL TEMPO DEL COVID-19

 

Questo progetto è nato nel 2020, con lo scopo di donare momenti di gioia alle mamme che hanno affrontato il momento del parto durante il lockdown. Nel 2021 ci siamo rincontrate per conoscere i piccoli nascituri e far loro un altro splendido regalo.

 

 

Un pensiero per le mie care mamme...

 

Ho sempre sognato di realizzare qualcosa di simile... qualcosa di veramente grande!

Non so come ringraziare tutte le mamme che si sono interessate a questo progetto!
 

Avete realizzato il mio sogno!
 

Grazie mamme per la vostra forza, i vostri sorrisi e per il tempo che mi avete dedicato. Vi siete impegnate tanto a cercare gli outfit perfetti per tutti gli scatti. So bene che non è stato facile. Grazie grazie grazie! Vi sono davvero grata!

Sono fiera di ciò che abbiamo realizzato insieme e ancor di più sono felice di avervi donato un momento di gioia e spensieratezza.

 

Ho letto ogni vostro pensiero con un nodo alla gola e gli occhi colmi di lacrime. Siete delle donne coraggiose e piene di forza! Vi auguro ogni bene care mamme! 

 

Non posso fare a meno di commuovermi nell'immedesimarmi in voi, che con tanta incertezza avete dovuto affrontare un momento storico tragico per l'umanità, nel periodo più delicato ed emozionante per ogni donna.           

                                                                                                                                                  

Elena                      

         

 

 

Per alcune donne la gravidanza è il frutto di un lungo percorso o di un progetto di vita ben definito, per altre una sorpresa del tutto inaspettata.

 

Quando una donna scopre di essere incinta, non può fare a meno di immaginare la gravidanza come un periodo di serenità e condivisione di gioie, con tutta la famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro.

 

Le ecografie diventano un appuntamento speciale per i futuri genitori, che emozionati imparano a conoscere il piccolo durante tutto il suo sviluppo nel grembo materno.

 

Si sogna di rendere indimenticabile il momento dell'annuncio della gravidanza ai propri cari e della rivelazione del sesso del nascituro.

 

Ogni mamma si prende più cura di sè, magari frequentando un corso di acquagym, per socializzare con altre future mamme in dolce attesa. Frequenta corsi di accompagnamento alla nascita, per essere preparata per il percorso da affrontare prima, durante e dopo il parto. Attraverso questi incontri ogni mamma può acquisire maggiore sicurezza in sè stessa e nelle proprie capacità, essendo più consapevole di ciò che dovrà affrontare. 

 

Le amiche più strette organizzano dolcissimi baby shower, per coccolare la futura mamma circondandola d'affetto.

 

Quanti magnifici progetti in attesa del parto...

tutto questo era davvero possibile prima del febbraio 2020. Da quando il Covid-19 è entrato nella storia del genere umano, tutti questi buoni propositi si sono tramutati in modo violento in un limbo di paura, disorientamento e solitudine.

 

Il momento del parto si è trasformato in un evento di completa incertezza. I sogni infranti delle future mamme hanno portato sconforto e sfiducia nel futuro.

 

Le dolci carezze al pancione restano confinate solo tra le mura domestiche, la rete sociale che si era costruita negli anni piano piano crolla e ci si sente più sole che mai.

 

Lutti, dolore, delusioni e perdita del lavoro avvolgono gli animi di una solitudine profonda. Smartworking e Dad diventano all'ordine del giorno e le gioie della gravidanza possono essere condivise solo attraverso uno schermo in videochiamata.

 

Si devono compiere delle scelte difficili per tenere al sicuro la famiglia e il bebè in arrivo. Si fanno rinunce importanti e le preoccupazioni continuano ad aumentare. Si spera che la curva dei contagi non cresca, per evitare nuove restrizioni.

 

Giunto il momento del parto ciascuna donna deve trovare il modo di affrontare la situazione da sola, facendo affidamento solo sulle proprie forze e lottando contro tutta la negatività che il Covid-19 ha portato con sè.

 

Il parto diventa così un momento di nascita e di rinascita per i genitori. Una nuova vita viene generata e una nuova energia pervade tutta la famiglia.

 

 

 

Scopriamo insieme come

le 12 splendide protagoniste di questo progetto,

hanno affrontato il limbo del parto

in un momento storico senza precedenti.

attraverso le loro emozionanti storie piene di forza e amore!

 

 

Mamma Alessandra & Elia

 

Non avevo ancora superato la morte di mio papà mancato nel marzo del 2016 dopo una lunga malattia, quando, al terzo mese della mia gravidanza, ho perso un’anima meravigliosa, la luce più bella che nella mia esistenza ho avuto la fortuna di avere e che Dio mi ha donato: mia Mamma Teresa, volata via tragicamente in piena pandemia da Covid-19 il 6 marzo 2020.
Non ho più potuto vederla, l'ho solo sentita l’ultima volta sei ore prima che morisse. Le sue ultime parole sono state “Ciao tesoro", come era solita salutarmi.
Nonostante la perdita della mia mamma, durante la gravidanza non ho avuto nessun problema, anzi io e il mio bambino stavamo benissimo. 
I nostri angeli ci guardano e ci proteggono.
Il parto naturale è stato doloroso ma unico.
Ho rivisto la luce di una vita nuova, a cui ho dato il nome di Dio "Elia".
Mi ha salvato la vita donandomene una nuova, meravigliosa. 
Lui è luce, la mia luce! Tutti giorni ringrazio Dio perché mi riempie la vita!

 

 

 

 

 

 

Mamma Daria & Leonardo

 

Con l’inizio della pandemia tutti i miei sogni legati agli ultimi mesi di gravidanza hanno iniziato a crollare. Non sono riuscita a godermi lo shopping per la nascita, non sono riuscita a fare il corso preparto. Mia mamma non è potuta venire dalla Russia per poterci aiutare nei primi giorni della nascita, e per inoltre mio marito non ha potuto assistere al parto. Passo per passo vivevo una grande delusione e una tristezza profonda, che però poi mi ha fatto capire che le cose da me desiderate erano semplicemente un’immagine da film e non avevano nulla in comune con le cose davvero importanti nella vita, cioè la salute dei nostri cari e dei nostri figli.
Sono passati mesi prima che io riuscissi a ripensare ai momenti vissuti con serenità. Mi sono resa conto che non era normale stare da sola tutto il periodo del travaglio tranne le ultime 2 ore, non era normale che mio marito è stato lasciato a vedere suo figlio appena nato solamente da 1,5 metro di distanza, non era normale per mesi dopo la nascita di Leonardo non poter condividere di persona la nostra gioia con i nostri parenti più stretti. Era la cosiddetta “nuova normalità” che però ci ha reso più forti e che ci ha fatto capire il giusto valore di ogni momento trascorso insieme alle persone a cui vogliamo bene.

 

 

 

Mamma Laura & Leo

 

Ho passato la gravidanza avendo un po’ di problemi inizialmente, ma grazie al supporto della mia ginecologa e di mia cognata infermiera tutto è proseguito bene.
Nelle ultime visite il mio compagno non è potuto entrare con me in ospedale, ma fortunatamente ha potuto assistere al travaglio e al parto. Ho partorito con la mascherina, in silenzio, con il supporto di una bravissima ostetrica.

Nei giorni in ospedale il pensiero era alla mia bambina più grande che non è potuta venire a conoscere il suo tanto atteso e desiderato fratellino, fortuna vuole che la tecnologia ad oggi permette videochiamate e tanto altro. Tornata a casa dall’ospedale non ho potuto condividere la gioia più grande della vita con la famiglia ed i parenti perché è iniziato il blocco totale, il mio compagno in smart working, mia figlia in video lezione la mattina, ed io che giravo per casa con una piccola creatura cercando di non disturbarli e badando ai compiti giornalieri che doveva completare.
Mi sarebbe piaciuto fare passeggiate e riavere un pizzico di normalità che ci era stata tolta.
Sono stati mesi duri, faticosi, il Covid ha messo tutti noi a dura prova, ma sono grata ogni giorno alla vita e a tutto ciò che ho costruito.

 

 

Mamma Alessia & Giacomo 

 

Se ripenso agli ultimi mesi di gravidanza provo soffocamento, una sensazione di limbo e incertezza, solitudine e dolore.

Ero a 29 settimane quando mia mamma è stata ricoverata per oltre un mese, proprio per Covid. I giorni passavano, uno uguale all’altro, tra impasti per la pizza e visite in cui non potevo stringere la mano a mio marito. Diventare madre improvvisamente faceva meno paura di tutto quello che mi stava accadendo intorno.

Quando mia madre è tornata a casa sono rinata... ho ricominciato a respirare e a concentrarmi sul mio bambino. Poi il parto, nella sua forza e naturalezza. E poi il buio. Nessuno che potesse venirmi a trovare, a dare il cambio alle mie braccia, a controllare il mio bambino mentre andavo in bagno. Nemmeno il suo papà.

Le mamme ai tempi del Covid sono sole…molto più sole di tutte le altre. Le amicizie si sfaldano già da sole dopo un figlio, così dopo mesi senza vedersi, si distruggono. Siamo sole in ospedale, sole nei primi giorni a casa... finché l’essere sole sembra quasi normale. Non siamo mamme migliori, ma l’aver partorito con una mascherina ci ha reso un po’ più indistruttibili.”

 

 

Mamma Federica & Giulio

 

Avevamo tutto, davvero tutto, ed eravamo felici, e in pochi mesi mi sono ritrovata senza un lavoro e con una vita in pancia da proteggere. Tra altri e bassi, molti bassi e molto bassi, è nato Giulio, una vita tutta da vivere e un mondo da scoprire: un mondo di volti coperti, ma di sguardi intensi, ed è bellissimo vedere come a Giulio basti questo, basti uno sguardo, e interagisce con questo mondo come se quella di oggi fosse la normalità; non è normale, ma è così, e per lui va bene lo stesso.

La gravidanza e l’essere mamma ai tempi del Covid è solitudine obbligata: e se anche inizialmente può essere “piacevole” perchè l’egoismo che nasce quando nasce un figlio ogni tanto fa sì che noi mamme stiamo bene da sole col nostro bambino, l’essere sole oggi, rischia di diventare abitudine e di conseguenza lontananza. Lontananza dagli amici, lontananza dagli affetti, dalla signora che non sai chi è, ma saluti sempre per strada, e quello che in anni e con fatica si è costruito, si rischia di vederlo disfare o spegnersi, senza esser capaci di fare nulla: questa solitudine ci porta ed essere sempre più nicchia, a pensare sempre di più al nostro angolino e a non essere più capaci di fare qualcosa per gli altri, eliminando completamente l’idea di empatia, che già oggi come oggi, pochi considerano. Ma il sorriso con cui Giulio si affaccia a questa vita è qualcosa di meraviglioso e ci ripaga di tutto! ♥️

 

 

Mamma Lidia & Raffaele

 

Il lockdown è cominciato due settimane dopo che abbiamo annunciato a parenti ed amici di aspettare un bambino. Ripensandoci adesso, sono davvero grata di aver avuto la possibilità di dirlo di persona. 
Essere incinta durante un lockdown è dura: le incertezze che si vivono in quel periodo si moltiplicano quando pensi a quel bambino nella tua pancia. Le visite sono sospese, rimangono solo le ecografie in ospedale, senza che nessuno possa entrare, mi sento sola. Arriva il momento del parto, cesareo per presentazione podalica, mio marito ancora fuori, vede Raffaele solo per un momento mentre lo portano fuori dalla sala operatoria. E poi passiamo tre giorni da soli, io e Raffaele, in ospedale, ad imparare a conoscerci. Nessuna visita permessa. Io che riesco a malapena ad alzarmi dal letto per via della ferita ad occuparmi da sola di un bimbo tutto nuovo, piccolo e delicato. 
Tre giorni non sono mai durati così tanto.
Alle dimissioni, però, che emozione vedere finalmente la nostra neonata famiglia riunita. 
Raffaele compie due mesi e siamo di nuovo in lockdown. Le passeggiate che in primavera facevo con il mio pancione, ora le rifaccio con il neonato in fascia, sempre le solite strade di paese, si gira in tondo, non si può uscire. La scelta qualche anno fa di vivere vicini alle nostre famiglie adesso acquista un significato tutto nuovo: malgrado i contatti limitati, abbiamo tutto il supporto delle persone che ci vogliono bene. Ora è più facile non sentirsi così soli.

 

 

Mamma Linda & Mattia

 

Quando ho scoperto di essere incinta già immaginavo la mia gravidanza: continuare a fare il lavoro che amo mentre dedico del tempo al benessere mio e del mio pancione... e invece nulla di tutto ciò!
Lavorando in ambito sanitario ho dovuto smettere appena ha iniziato a diffondersi il virus... niente piscina, niente palestra o incontri con altre future mamme, ma solo corsi preparto online, visite ed ecografie senza mio marito e tanta tanta solitudine.
Ma quello non è stato il periodo peggiore, ma i giorni in ospedale dopo il parto sono stati in assoluto i più difficili.
Sei sola! Nessuno può venire a trovarti, nessun caro può darti una mano o un supporto emotivo. Sei sola.
Cosi sola che quando vai in bagno tieni la porta semi aperta per guardare il tuo bimbo, perché non c'è nessuno che lo fa per te...
Insomma essere diventata mamma in tempo di Covid non è stato come lo avevo immaginato, tra limitazioni, incertezze, mascherine e video chiamate è stato difficile, ma per fortuna questo 2020 così assurdo mi ha donato il regalo più bello... la mia bellissima famiglia❤

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mamma Sara & Ariele

 

Ho scoperto che volteggiavi dentro di me tra gli odori delle spezie e i canti che echeggiavano dai minareti delle moschee della città di Istanbul. Era il capodanno 2020, un anno che tutti noi non dimenticheremo facilmente. Il tuo papà ed io ce ne stavamo lì, a festeggiare la fine e l’inizio del nuovo anno, ignari di quanto sarebbero state stravolte le nostre vite di lì a breve.

Non ti aspettavamo: una dolorosa perdita - ancora in stato embrionale, solo un mese prima - aveva tinto di scure nubi quel periodo e tutto ci immaginavamo tranne che tu fossi già lì pronto a bussare alla nostra porta.
Non avrei mai detto che sarei diventata mamma a 40 anni e di certo non avrei mai potuto pensare che il tutto capitasse durante una pandemia mondiale. Quei primi mesi sono stati un susseguirsi di emozioni e di angosce: paura di ammalarmi, di perderti, isolamento, solitudine. Il terrore del mostro chiamato Covid ci ha privato, come future mamme, di tanti piccoli momenti di normale felicità: vietata la presenza dei papà a tutte le visite e ai controlli, sconsigliati gli incontri con i famigliari non conviventi. Impossibile incontrarsi con gli amici e annunciare quindi di persona che saresti arrivato. Stop ai weekend romantici che avremmo ancora potuto fare da coppia senza figli, stop alla vita sociale di qualsiasi tipo. È una storia che ormai conosciamo tutti molto bene.
Ma poi è arrivata l’estate e col caldo sono tornate le speranze e le illusioni che la nostra vita potesse tornare quella di prima. Siamo anche riusciti a farci due settimane al mare, tu dentro un pancione che stava esplodendo e tutte le persone che ci incontravano in spiaggia che dicevano: “è un maschio, si vede dalla pancia!”. Ho avuto la fortuna di partorire in un momento in cui la situazione negli ospedali era più rilassata: il tuo papà è potuto rimanere con noi per tutta la durata del travaglio. In ritardo  di undici giorni dal termine previsto, sei arrivato tu, in una notte di fine agosto, col profumo di bouganvillea in fiore. Appena poggiato sul mio petto, ci siamo scambiati quel primo sguardo che non dimenticherò mai: tu con un occhietto aperto e l’altro ancora semichiuso. Amore puro. Che cosa pazzesca diventare mamma. È proprio vero quello che si dice: basta un secondo a cancellare tutti i laceranti dolori del parto e, aggiungerei, anche tutte le paure e le restrizioni del Covid.

 

 

Mamma Tiziana & Cecilia 

 

Cecilia è nata una manciata di settimane dopo la fine del primo lockdown.
Abbiamo aspettato tanto per averla, aspettato il momento giusto. Il Covid per me è stato come un brutto scherzo, quello che ti fanno nel giorno più bello della tua vita.
Mi sono detta: “Il momento giusto non esiste, anzi, non avremmo potuto scegliere un momento peggiore”. 
Essere incinta al tempo del Covid vuol dire affrontare tutte le visite da sola, attendendo il tuo turno in una sala d'aspetto vuota, ripetendoti nella testa “fa che vada tutto bene, fa che vada tutto bene”. Vuol dire girarti istintivamente verso un papà che non può essere lì. 
Vuol dire fantasticare con tuo figlio quanto sarà pazzesco incontrare la sorellina in ospedale appena nata, e poi vedere rabbuiarsi quando il racconto della nascita della sorella e si trasforma in: “Tranquillo Cecili pot, la Mamma lachi video conoscervi. Ti prometto che non staremo via tanto”.
Nessuna mano curiosa ha accarezzato Cecilia nel mio grembo, nessun parente, nessun amico ha visto la metamorfosi di una pancia che si riempie di vita. 
Le feste beneaguranti diventano videochiamate che hanno un po' quel retrogusto di un momento perso che non tornerà più. 
Partorire al tempo del Covid vuol dire sperare che il tampone pre-ricovero sia negativo, per avere una chance di non essere sola nel momento più difficile. Per poter tornare a casa nel breve tempo possibile. 
Vuole dire nonni frementi di accogliere la nuova arrivata attraverso lo schermo di un telefono, nessun abbraccio se non strettamente necessario, nessun bacio, sorrisi che si accendono negli occhi perché le labbra sono chiuse dietro una mascherina. 
Cecilia è arrivata rapida e potente, cancellando molte delle paure provate nei mesi precedenti, portandone con sè di nuove, che sono state mitigate dalla sua presenza e dall’entusiasmo incrollabile del mio primo figlio. La loro capacità di adattamento mi hanno sorpreso, l’ansia e la rabbia hanno lasciato il posto alla resilienza. Abbiamo aspettato il momento giusto per avere Cecilia, e alla fine, nonostante tutto, lo è stato.

 

Mamma Martina & Deva

 

Ricordo l'inizio della mia gravidanza come la luce in fondo al tunnel.
Poco tempo prima, ero caduta in un abisso profondissimo dal quale ho fatto molta, molta fatica ad uscire.
Pochissimo tempo dopo, invece, quando ero incinta di circa 3 mesi, ho assistito mio nonno in un letto d'ospedale. 
Solo lì, lui ha potuto conoscere Deva. 
Solo lì ho potuto farli incontrare in qualche modo. Ho avvicinato la mano di mio nonno sulla mia pancia. Due presenze, fondamentali per me, vicine, anche se in mondi diversi. 
Mio nonno si è spento. Lei invece, è stata forte. E lo sono stata anch'io, solo grazie a lei. 
Ho passato gran parte della mia gravidanza chiusa in casa a causa della pandemia, tra le nausee, la spossatezza, la bimba più grande e i suoi bisogni.
Giorni duri, pesanti, asfissianti.
Ricordo le visite, alle quali il mio compagno non ha potuto assistere. 
Ricordo il momento in cui mi dissero che sarebbe stata un'altra femminuccia: ero da sola, e ho 'esultato' da sola.
Ricordo la visita morfologica, quando mi dissero che era un bel po' più piccolina del dovuto, e, anche lì, ero da sola a mandarmi in fumo il cervello dai tanti pensieri.
Ma ricordo anche che ho avuto tanto tempo libero da passare a casa insieme alla mia famiglia. 
Ero felice, perché stavamo tutti bene e bastava un calcio da baby Deva per emozionarci tutti.
Mi vedevo bella, amavo ogni singola curva del mio corpo. 
Adoravo sentire i suoi calcetti, i suoi singhiozzi. 
Ho partorito velocemente. 
Un parto doloroso, ma bellissimo.
In quel momento c'era anche il suo papà, e quando è nata, di quel tunnel brutto, buio e logoro, non c'era più alcuna traccia.
È nata il 31 agosto 2020. Lo stesso giorno in cui è nato mio padre, lo stesso che ha perso il padre pochi mesi prima. 
Deva è stata la mia rinascita.
E forse lo è stata un po' per tutti. ❤️

 

 

Mamma Stephanie & Celine

 

Ricordo come se fosse ieri la mia seconda gravidanza, ero così felice di dare un fratellino o una sorellina alla mia piccola Victoria.
Quando ho scoperto di essere incinta mi sono sentita come in una bolla piena di emozioni e paure.
Mentre i giorni passavano e la gravidanza procedeva molto bene, la situazione nel paese e nel mondo peggiorava a causa del COVID-19.
Ero incerta di tutto quello che sarebbe accaduto in futuro...
Ero preoccupata per mia madre e mia sorella, perchè abitano lontane da noi (Sud America). Avevo paura che non ci potessimo più rivedere. Ero preoccupata anche per mio padre e mio fratello che, anche si trovavano in Italia, avevo sempre la preoccupazione dei contagi e di poter stare male.
La pancia cresceva e anche se la situazione peggiorava affrontavo le visite in ospedale da sola, con la forza di conoscere l'altro amore della mia vita.
E così passarono i giorni e arrivarono le prime contrazioni, il momento tanto atteso era arrivato… il parto!   
Che emozione forte… stavo per diventare nuovamente mamma e grazie al cielo ho avuto l'opportunità di avere al mio fianco mio marito, che mi ha supportato finché non è arrivata la piccola Celine.
Il post parto con la pandemia è stato un vero calvario, ero sola in una stanza isolata da tutti aspettando l'esito del tampone per spostarmi nella stanza con altre mamme. Esattamente in quel momento ho sentito l'esigenza e il bisogno di un forte abbraccio come quello che solo una Madre può dare.
Contavo i giorni per uscire dall’ospedale, per poter rincontrare la mia bimba Victoria insieme a Celine, tutti a casa in salute.
Questo COVID mi ha tolto tante persone, tanti amici e tanti momenti che purtroppo non potranno ritornare… però mi ha reso una persona più forte, una donna vera, lottatrice e una madre doppiamente fortunata che ha lottato contro la solitudine per affrontare le proprie paure.

 

 

Mamma Valentina & Evelyn

 

La mia prima gravidanza, arriva a inizio anno, felice come non sono mai stata nella mia vita, unica preoccupazione come sarà? Sarà maschio? Femmina? Cose classiche da mamma…
Poi dopo un paio di mesi arriva la pandemia. Iniziano i contagi, gli ospedali affollati, le preoccupazioni.
E il pensiero diventa QUANDO ARRIVERÁ LA MIA PICCOLA SARÁ TUTTO PASSATO?
Perché quando diventi mamma le preoccupazioni non sono più per te stessa ma tutte per quella creatura che ami profondamente dal primo istante.
I mesi passavano molto lenti quando non vedevo l'ora di vederla e troppo veloci quando mi rendevo conto che la situazione era ancora grave.

Nella mia pancia la sentivo più al sicuro, avevo la sensazione di poterla proteggere da tutto quanto.
Poi è arrivato ottobre e la pandemia non era ancora andata via.
Ho cercato, sempre grazie all'aiuto dei mie cari, di viverla il più serenamente possibile. Mi è mancato tantissimo non poter condividere i primi momenti della mia bimba con la mia famiglia, abbiamo preferito evitare contatti i primi mesi di Evelyn per proteggerla il più possibile. 
È vero, forse i nostri bimbi sono nati in un brutto periodo, ma se noi li amiamo ogni giorno e ci comportiamo con buon senso possiamo comunque regalare loro un po' di normalità.